Forca per Morsi e altri 105. Ma nel Sinai è rappresaglia
Giuseppe Acconcia, 17.05.2015 “Il Manifesto”
Egitto. I Fratelli musulmani: «Verdetto non valido»
Egitto, Mohamed Morsi
Non
sarebbe la prima volta che un leader dei Fratelli musulmani viene ucciso per
le sue idee, la stessa sorte è toccata al fondatore del movimento, il
popolarissimo Hassan al-Banna nel 1949. Questa volta però ad essere condannato
a morte non è la guida politica di una confraternita ma il primo
presidente eletto della storia egiziana.
Mohamed Morsi è stato condannato a morte ieri dalla Corte del
Cairo insieme ad altri 105 imputati, inclusi i due leader del movimento,
Khairat al-Shater e Mohammed el-Beltagi.
Fu
un’evasione di massa
L’accusa in questo caso è di aver organizzato l’evasione dal carcere
di Wadi el-Natrun dei vertici della Fratellanza e di sostenitori del
movimento nel gennaio del 2011. Si tratta davvero di un verdetto generico,
fantasioso e inconsistente perché in quei giorni furono decine gli
islamisti moderati e radicali a uscire dalle carceri egiziane
per la completa assenza di polizia e militari. Altri 15 imputati sono
stati condannati a morte nel processo per spionaggio con Hamas
e i pasdaran iraniani, accusa per la quale Morsi non risulta condannato.
Toccherà entro il 2 giugno alla massima autorità sunnita il gran
muftì di Al-Azhar decidere se confermare o meno la condanna, mentre
è chiaro che gli imputati ricorreranno in appello. Morsi era stato già
condannato a venti anni di prigione per aver ordinato di sparare contro
i manifestanti nei giorni dell’assalto al palazzo presidenziale di
Heliopolis, nel novembre 2012, nelle settimane in cui emise una dichiarazione
costituzionale che avrebbe esteso i poteri presidenziali, poi ritirata
in vista del referendum costituzionale del dicembre dello stesso anno.
I familiari di Morsi e i giovani che ora sono al comando della Fratellanza
musulmana egiziana, dopo mesi di espulsioni, torture, incarcerazioni
e condanne a morte, hanno definito non valida la sentenza. Lo
scorso autunno una serie di intercettazioni telefoniche aveva chiarito
come per mesi Morsi fosse stato detenuto in un luogo segreto, contrariamente
alle disposizioni della legge egiziana — secondo cui la prigione dove un
imputato è detenuto deve essere resa nota sin dalla fase delle udienze
preliminari. Amnesty International ha parlato di «processo farsa»,
anche il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha tuonato contro la
sentenza.
Tre giudici
uccisi per vendetta
Secondo il ministero dell’Interno, si sarebbe immediatamente verificata
una rappresaglia di alcune frange jihadiste nel Sinai all’annuncio del verdetto.
Tra i condannati ci sono alcuni leader della Fratellanza nella turbolenta
regione di confine con Israele e la Striscia di Gaza. Tre giudici sono
stati uccisi, uno è rimasto ferito in uno scontro a fuoco.
L’attacco sarebbe stato perpetrato dal gruppo Beit al-Mekdisi che in un comunicato
ha parlato di reazione alla sentenza contro Morsi.
Già in seguito al proscioglimento dell’ex ministro dell’Interno, Habib el-Adli, le sue abitazioni vennero messe a ferro e fuoco. Da quel momento una delle menti dei più gravi attentati degli anni di presidenza Mubarak gira con una scorta senza pari.
Il timore
è che ora dalle condanne alla forca si inizi a passare ai fatti.
È il caso del sostenitore dei Fratelli musulmani di Alessandria
d’Egitto, Mohamed Ramadan, impiccato dopo essere stato condannato per aver
defenestrato dei presunti oppositori nei giorni delle manifestazioni di
piazza del 2013. È poi deceduto giovedì in carcere Farid Ismail, parlamentare
islamista, entrato in coma epatico e abbandonato a se stesso in
prigione.
Come se non bastasse, una corte del Cairo ha proibito il tifo calcistico,
dichiarando illegali gli ultras attivi nel paese con accuse di vandalismo.
Nella sentenza si legge che tutti i gruppi di tifosi sono considerati
«terroristi». L’incredibile verdetto arriva dopo gli scontri dello scorso
febbraio tra polizia e ultras dello Zamalek Sporting Club che causarono
19 morti. Ben più gravi furono le conseguenze degli scontri nello stadio di
Port Said nel febbraio 2012 quando persero la vita oltre settanta sostenitori
del club dell’al-Ahly, i cui fan erano stati attivi nelle rivolte di
piazza Tahrir.